“Antidepressants”, decimo album in studio dei Suede è fuori dal 5 settembre 2025 e ci racconta un mondo sospeso tra il gotico e l’indefinito. Suoni oscuri e sintetizzatori vanno a generare brani che racchiudono una dimensione emotiva e sonora immersa in un contesto musicale che va dal post-punk alla new wave. Farmaci. Farmaci per cercare di riappropriarsi dei propri sentimenti, per sentirsi meno soli, per esistere o perlomeno averne l’illusione. Ma poi ecco la verità, puoi essere rotto, spezzato ma puoi comunque continuare a vivere, questo è il messaggio fondamentale di “Antidepressants”. Il disco si compone di 11 tracce ufficiali:
Partiamo da “Disintegrate” che subito si apre con batteria e chitarra dal ritmo incalzante, ma è solamente quando arriva la voce che la dimensione gotica è effettivamente completa. Intenso ed esaltatore di una dimensione mortuaria, è un brano dove post-punk e new wave diventano due facce della medaglia in perfetto bilanciamento fra loro. Uscito il 19 maggio come primo singolo, è un anticipatore di tutto ciò che è contenuto nell’intero disco.
“Dancing with the Europeans” è più soft, la chitarra con una certa dolcezza accompagna all’ascolto di questo terzo ed ultimo singolo ufficiale; il suo video, girato nella Bush Hall di Londra, è il frutto di un concerto segreto a cui si accedeva solo tramite invito. Luogo appositamente selezionato in quanto non molto grande e, quindi, adatto per un certo avvicinamento con il pubblico sia fisicamente parlando che a livello emotivo. Nel brano si va infatti ad evidenziare l’importanza dei concerti dal vivo come mezzo di connessioni profonde e liberazione. Il live è, come Anderson ha dichiarato in alcune interviste, uno strumento per riacquistare quei legami autentici che molto spesso nella società di oggi vanno perdendosi.
Si torna a scendere con “Antidepressants”, sound più cupo che avvolge in un tetro universo contraddistinto da un post-punk moderno, dove i rimandi a gruppi della scena attuale non mancano di certo. Brano concitato, compatto, che dà il nome al disco ed evidenzia una tematica ricorrente, gli antidepressivi. “Resta sveglio” grida Brett Anderson nel ritornello, raccontando l’onnipresenza dei farmaci, la loro normalizzazione all’interno della società odierna, che fa degli stati interni solo essenze da curare e sedare il prima possibile.
Una chitarra dall’atmosfera nostalgica ed una voce definita, sono i punti focali di “Sweet kid”, qui troviamo il messaggio di un padre al figlio: “Goditi la vita fino a che c’è anche se io non sarò più vicino a te”. Pezzo che nasconde una reale paura raccontata dal frontman, quella di non poter vedere crescere i propri figli. Un clima più dolce, pop- rock, infarcito di tratti malinconici.
Passiamo a “The sound and the summer”, una traccia da viaggio, che pur essendo distesa presenta un tocco gotico, seppur non in maniera così impattante come in altri brani. Un senso di decadenza, appena accennato aleggia lungo tutto l’ascolto, dando l’idea di trovarsi come ad una svolta, un momento dove qualcosa sta per finire, dove le cose stanno per cambiare. Lo stesso gruppo afferma che questa canzone evoca il concetto del Carpe diem, con citazioni a “Thelma and Louise” e rimandi allo scenario del romanzo di Ballard “Crash”.
“Somewhere between an atom and a star” è lento, ritmato, una ballad struggente. Mood leggermente diverso, ma con al centro sempre la precarietà della vita. Il titolo proviene da un libro letto da Anderson e descrive la condizione umana appieno, cosa siamo noi esseri umani se non un qualcosa tra l’estremamente insignificante e l’estremamente grandioso? Sì ci troviamo proprio lì, in mezzo.
In “Broken music for broken people” il primo pensiero che sovviene è che possa essere un brano dei Cure. Come lo stesso titolo sta a suggerire è un pezzo che evoca un senso di rottura e vuoto, ma anche una rivalsa. Una dedica agli sconfitti, ma come dice Anderson:
“Penso che tutti (lo) siano. Uno dei temi dell’album è cercare di riparare le persone attraverso la musica, che suona leggermente evangelica e forse un po’ illusoria, ma ci sono cose nella vita verso cui penso che tu possa in qualche modo gravitare e che possono guarirti, sai, e la musica è una di queste cose.”
Sono loro quelli che fanno la differenza, pur non avendo molto con cui farla. Avanti voi, senza nulla da perdere, la terra è vostra. Piccola curiosità: originariamente doveva essere questo il titolo dell’album, successivamente modificato in “Antidepressants”.
“Criminal ways” ci colpisce con una batteria ben cadenzata ed una voce anche qui molto new wave. Il racconto di una relazione tossica che, nonostante sia finita, produce ancora uno stato di dipendenza in chi l’ha vissuta. Tutta l’energia e l’ansia di una situazione che sta per scoppiare, concentrate in un pezzo che viene fatto esplodere per tirare fuori ciò che è stato represso.
“Trance state”,secondo singolo della band, travolge subito con un ritmo dai risvolti anni ’80. Darkeggiante, gotico e potente, con un basso spigoloso, sintetizzatori stratificati, e chitarre dal suono profondo, l’atmosfera è di aspettativa. Ossessioni, paranoia e il buio che appartiene a tutti gli esseri umani sono qui messi in bella mostra. È la rivelazione di sé stessi senza avere vergogna del proprio lato oscuro. Racconta di un isolamento interiore, che non si riesce a comprendere appieno ed allo stesso tempo una voglia di capirsi ed essere capiti.
“June rain” è alienazione, perdita ed una viscerale sensazione di tristezza, quella che si prova appena dopo che si è lasciato andare qualcosa. Pezzo che rimanda agli anni ’90, con una contrapposizione tra una strofa strascicata ed un ritornello che non sale di molto ma in cui la voce grida al mondo il suo dolore. Il testo, in linea con tutto il brano, è equivoco, va a giocare su più piani, cosa sta per fare il protagonista?Andarsene per sempre? Suicidarsi?
“Life is endless, life is a moment” si apre con una chitarra che con la sua delicatezza romantica subito cattura l’attenzione. Il testo è scarno, ridondante ma arriva dove deve. Anche il riff pur essendo ripetitivo mantiene vivo il tutto. Il senso di morte e transitorietà sono onnipresenti, idea che la band voleva far trasparire nella traccia è proprio quella della decadente bellezza che c’è in tutto ciò che è transitorio. Brano tetro che insieme a “Somewhere between an atom and a star”, apparteneva al progetto di balletto dei Suede, poi abbandonato. Anche qui l’influenza di artisti come i Cure e i Joy Division è ben riscontrabile.
Ci sono poi tre bonus track nell’edizione deluxe:
“Dirty looks” è totalmente scatenata, irriverente, da ballare in un club sotterraneo alla luce delle candele mentre si scocca uno “sguardo sporco” dall’altra parte della stanza. Ritmi e atmosfere gotici che sfociano in un grido forte, vigoroso e personale. Un’assuefazione di tristezza e decadenza che vengono risputati fuori sulla pista per mezzo di sintetizzatori e rullante che riescono ad arrivare così ad una perfetta sintesi degli elementi.
In “Sharpening knives” il ritmo è rockeggiante e accompagnato da una voce sofferta, forte, dove traspaiono perdita e rabbia. Chitarra e batteria insieme, nel ritornello, lo esaltano e gli danno forza. Brano impattante e, è proprio il caso di dirlo, affilato.
“Sono sovraccarico sì, riesci a sentire la tensione?”. Questo grida al mondo “Overload”. Viene raccontata l’oscurità che pian piano si fa strada, il riaffiorare delle paranoie dai meandri bui della propria mente che, guarda caso, è in sovraccarico, troppo piena per saper affrontare tutto, troppo colma per non esplodere. La batteria sembra quasi essere preparatoria per un ritornello che, nonostante sia più solare dei precedenti, sale e riesce ad essere incisivo rispetto alle strofe.
Cos’è “Antidepressants” se non un viaggio? Un viaggio in un universo interiore, buio e frastagliato ma che, in fondo, vede ancora una luce alla fine del tunnel. Disco di sintesi, fortemente oscillante tra post-punk e new wave, sembra gridare con tutto il fiato che ha in gola che i Suede sono ancora sulla piazza, a mostrarsi “rotti”sì, ma ancora in gran forma.
Articolo di Asia Seca


